Fratture spinali osteoporotiche: nessun beneficio dalla vertebroplastica


La vertebroplastica è comunemente utilizzata per trattare le fratture vertebrale osteoporotiche, dolorose, da compressione.

Un totale di 131 pazienti con 1-3 fratture osteoporotiche vertebrali, dolorose, da compressione sono stati sottoposti a vertebroplastica oppure a procedura simulata senza cemento ( gruppo controllo ).

Gli esiti primari erano i punteggi alla scala RDQ ( Roland-Morris Disability Questionnaire modificato ) ( scala da 0 a 23, con i punteggi più alti ad indicare una maggiore disabilità ) e la classificazione dell’intensità media del dolore nel corso delle precedenti 24 ore-1 mese ( scala da 0 a 10, con i punteggi più alti ad indicare un più grave dolore ).

Ai pazienti è stato permesso di passare all’altro gruppo di studio dopo 1 mese.

Tutti i pazienti sono stati sottoposti all’intervento assegnato ( 68 vertebroplastiche e 63 procedure simulate ).

A 1 mese non sono state osservate differenze significative tra il gruppo vertebroplastica e il gruppo controllo nel punteggio RDQ ( differenza: 0.7; P=0.49 ) o nella classificazione del dolore ( differenza 0,7; P=0,19 ).

Entrambi i gruppi hanno mostrato miglioramento immediato nei punteggi di disabilità e dolore dopo l’intervento.

Benchè i 2 gruppi non avessero mostrato differenze significative nell’esito secondario a 1 mese, è stata osservata una tendenza verso un più alto tasso di miglioramento clinicamente significativo nel dolore ( una diminuzione del 30% rispetto al basale, nel gruppo vertebroplastica ( 64% versus 48%, P=0.06 ).

A 3 mesi, è stato osservato un maggiore tasso di cross-over nel gruppo controllo che in quello vertebroplastica ( 43% vs 12%, P
Si è verificato un evento avverso grave in ciascun gruppo.

In conclusione, i miglioramenti nel dolore e nella disabilità correlata al dolore associati a fratture osteoporotiche da compressione nei pazienti trattati con vertebroplastica si sono rivelati simili a quelli del gruppo controllo. ( Xagena2009 )

Kallmes DF et al, N Engl J Med 2009; 361: 569-579


Endo2009


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